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La birra fa bene o male?


Prima di addentrarci nelle caratteristiche nutrizionali, è interessante ricordare che la birra è una bevanda che si preparava, secondo quanto si racconta, addirittura più di 4.000 anni prima di Cristo in Mesopotamia. La storianarra che, infatti, tutto ebbe inizio per caso con una ciotola d’orzo dimenticata all’aperto: il susseguirsi poi di pioggia e sole fece sì che il contenuto della ciotola si trasformasse in un intruglio che, una volta assaggiato, non era poi così male.

Ben sei millenni dopo la tecnica si è affinata e oggi troviamo la birra in molte varianti e qualità, ma per capire se fa bene oppure no è interessante partire proprio dagli ingredienti che la caratterizzano.

Valori nutrizionali e proprietà della Birra

Prendendo ad esempio una birra chiara classica, la composizione è solitamente la seguente:

85% di acqua3/9% di alcol3/8% di estratto secco dove ritroviamo elementi come zuccheri, sostanze azotate, vitamine del gruppo B, sali ed acidi. Tutti elementi nutritivi di malto e luppolo.

Dal punto di vista calorico, 100 ml di birra contengono, in generale, una quantità compresa tra le 30 e le 60 kcal che non dipendono solamente dalla componente alcolica, ma anche dalle destrine e dalle proteine presenti nella birra. Infatti, sempre in 100 ml di prodotto troviamo circa 0,2 g di aminoacidi: il valore biologico di questa componente proteica non è significativo, tuttavia sono contenuti otto oli essenziali. Più rilevante è la quantità di carboidrati che è compresa tra i 2 e i 5 grammi, sempre per la stessa dose totale di prodotto.

La presenza delle vitamine del potassio e delle vitamine del gruppo B, in particolare dalla B6 fa sì che la birra possa contribuire a sostenere l’organismo nella sua azione di neutralizzazione degli effetti negativi dell’omocisteina e, dunque, indirettamente, prevenire le malattie cardiovascolari.

Inoltre, la birra contiene anche due componenti che conciliano il sonno: si tratta dell’acido nicotinico e della lattoflavina, responsabili dunque dell’effetto di “sonnolenza” che spesso capita dopo aver bevuto una mezza pinta. La presenza di flavonoidi, invece, può stimolare un aumento della calcitonina, un ormone utile per prevenire l’indebolimento delle ossa nelle donne in menopausa.

Uno studio realizzato dai ricercatori dell’Università di Harvard insieme con i medici del Policlinico Gemelli di Roma, pubblicato sul Clinical Journal of American Society of Nephrology, ha sottolineato come caffè, tè, vino e birra hanno un effetto protettivo per i reni rispetto al rischio di sviluppare i calcoli. La sostanza responsabile in questo caso di questa azione benefica è l’etanolo, contenuto appunto sia nella birra che nel vino per esempio, utile poiché stimola la diuresi.

Quali controindicazioni?

Individuare le caratteristiche nutrizionali della birra, considerando sempre come quantità di riferimento 100 ml, non significa tuttavia che il consumo sia da incoraggiare. Infatti, contiene, come tutte le bevande alcoliche, alcol etilico, sostanza classificata dall’AIRC all’interno del primo gruppo di alimenti e sostanze cancerogene per l’uomo.

Sempre la presenza di alcol può causare delle irritazioni per la mucosa, ragion per cui bere troppa birra può portare alla diarrea che, a sua volta, porta all’espulsione di sostanze preziose come i sali minerali, oltre all’acqua. Questa caratteristica si può rivelare particolarmente dannosa per sportivi e anziani per via delle difficoltà a mantenere l’equilibrio idro-salino.

È vero che la birra fa ingrassare?

Un altro luogo comune a proposito della birra è quello secondo il quale il consumo di questa bevanda faccia ingrassare. Si tratta di una questione con un fondamento scientifico: infatti, sebbene l’apporto calorico non sia particolarmente elevato, la presenza di alcol etilico e alcuni carboidrati semi-complessi, le maltodestrine, fa sì che la bevanda possa stimolare la produzione di insulina, l’ormone che regola lo stress e non soltanto. Infatti, l’eccesso insulinico tende di per sé a far ingrassare e l’effetto è amplificato dal fatto che gli acidi grassi dell’etanolo in gran parte non vengono trasformati in energia, ma direttamente in grasso.

La cosiddetta “pancia da birra” che ne può derivare rappresenta, inoltre, un fattore di rischio anche per lo sviluppo di altre patologie legate al metabolismo, come il diabete mellito di tipo 2, ma anche l’ipertrigliceridemia cronica nei casi più gravi.

In conclusione, è importante sottolineare che le considerazioni su proprietà e controindicazioni della birra non sostituiscono il parere di un medico né costituiscono una promozione a berne per beneficiare di quanto indicato. Considerazioni come quelle che talvolta di sentono a proposito della birra impiegata per “curare” delle patologie non hanno fondamento scientifico. Tuttavia non è nemmeno necessario demonizzare questa bevanda: prendendo sempre in considerazione una birra chiara il consiglio è di consumare una birra 1 o, al massimo, 2 volte alla settimana, scegliendo una media per gli uomini e una piccola per le donne.

Assolutamente da evitare, invece, per le donne in gravidanza, durante l’allattamento, per chi soffre di ulcera o patologie epatiche. Inoltre, la birra tradizionale è vietata anche per i celiaci


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